Biblioteca Vaticana, la mostra “AQUA”, meraviglia oltre la catastrofe (VATICAN NEWS)
Con il ciclo Catastrofe e Meraviglia la Biblioteca Apostolica Vaticana ha deciso di guardare negli occhi le proprie paure. “Nella Bibbia – ha ricordato il viceprefetto della BAV e curatore della mostra don Giacomo Cardinali, presentando oggi, 14 settembre, l’iniziativa poco prima dell’arrivo, in visita, di Papa Leone XIV – l'invito a non avere paura torna 365 volte, cioè una per ogni giorno”. Paura che abbiamo come singoli e come comunità e che può diventare pericolosa, “perché ci rende molto controllabili e chi gioca con essa può usarla in maniera molto sporca. Più aumenta la paura, più diminuisce la libertà”.
Oggettivando lo spavento, la Biblioteca Vaticana inizia il ciclo affrontando uno dei timori maggiori per chi lavora con i libri: l’acqua.
“L'anno prossimo – spiega Cardinali – vedremo la luce e l'aria, poi avremo il fuoco, quindi gli insetti e i microorganismi, infine l'uomo, costruttore ma anche distruttore di libri. In 5 anni noi vedremo tutto quello che ci terrorizza e lo scopo di queste mostre è di portare il pubblico dentro un percorso che comincia con il panico, ma poi si trasforma in qualcosa di positivo”. Il curatore sottolinea infatti che l’acqua ha un ruolo importantissimo nella produzione dei libri, è d’ispirazione per le tematiche di molti capolavori e si usa nel restauro: quindi la mostra “è un invito a non fuggire, a vedere cosa c’è dopo”.
“Diluvium”
“La presenza della Biblioteca Apostolica, come del resto anche la presenza dell'Archivio Apostolico, e la realtà di questa mostra che inauguriamo – ha detto durante la presentazione alla stampa l'arcivescovo Cesare Pagazzi, bibliotecario e archivista di Santa Romana Chiesa –, è un segno di affabilità culturale”. Non solo conservare, ma anche accogliere, divulgare.
L’esposizione AQUA coinvolge tre creativi contemporanei: l’artista JR, il tipografo Bill Moran e lo chef Fulvio Pierangelini.
L’acqua, elemento indispensabile per la vita, ma allo stesso tempo forza potenzialmente distruttiva, pervade subito lo sguardo.
Il visitatore che arrivi, in questi giorni, nel cortile del Belvedere vede piombare su di sé un’onda larga settanta metri e alta trenta. È l’installazione Diluvium che l’artista JR ha creato sulla facciata della Biblioteca Vaticana. Un’opera capace di unire passato e presente, distruzione e rinascita, ispirandosi a una delle incisioni in cui Gustave Doré illustra il diluvio universale e che realizzò per l’edizione della Bibbia in traduzione francese del 1866.
“Quest’onda – afferma JR – ci parla di quello che avviene nel mondo oggi con il cambiamento climatico, e anche con le onde di calore”. E c’è un’altra metafora che l’artista trova nell’acqua: “C'è un legame anche con ciò che vediamo nell’intelligenza artificiale, perché questa intelligenza sulla quale non abbiamo un controllo totale sta assorbendo tutti questi libri, tutto questo sapere”. Un vero e proprio cambio di paradigma, che si estende e modifica anche il concetto di verità.
L’alluvione di Firenze
Appena entrati nel palazzo vaticano, sollevando lo sguardo, in cima allo scalone giganteggia un’installazione con immagini dell’alluvione di Firenze, che 60 anni fa, il 4 novembre 1966, causò vittime umane e danneggiò le sale e i depositi della Biblioteca Nazionale.
Gli scatti provengono da un album fotografico, conservato in Vaticana, che fu donato a Papa Paolo VI dalla Gieffe – Agenzia fotogiornalistica (R. G. Fotografie Folio III.8).
Un impatto duro con la “catastrofe”, ma anche uno spazio per comprendere quanto conservazione e restauro siano in grado di fare per restituirci le parole e la bellezza.
Il capolavoro di Salviani
Al cuore della mostra vi è un libro di favolosa bellezza. Il trattato di ittiologia di Ippolito Salviani Aquatilium animalium historia, pubblicato a spese della Vaticana nel 1557 (Stam. Barb. M.X.53).
Presentata in due esemplari di straordinario pregio, quest’opera unisce tipografia e arte dell’incisione e illustra, secondo i precetti della scienza moderna, gli esemplari di pesci che l’autore aveva potuto vedere da vicino. Queste immagini sontuose si confrontano con le creazioni di un tipografo contemporaneo, lo statunitense Bill Moran. I caratteri tipografici, grazie alla fantasia feconda dell’artista, diventano infatti pesci e abitano gli spazi della BAV. I suoi Letterfishes – quattordici opere, due in plexiglass, le altre stampate a mano su carta – rappresentano creature marine e sono ottenuti da un libero e creativo assemblaggio di lettere, numeri e segni paragrafematici.
Luce nell’oscurità
“Per questi ‘letterfishes’ ho utilizzato soprattutto splendidi caratteri Art Nouveau. Prendiamo, per esempio, un punto interrogativo: è una forma estremamente sinuosa. Cercavo proprio caratteri di quel periodo che evocassero le linee morbide e curvilinee dei pesci”. Spiega ancora l’artista: “Alcuni pesci sono molto astratti, come lo squalo; altri ricordano molto più da vicino un animale reale, come la rana pescatrice. Volevo creare una gamma di linguaggi: opere fantastiche, altre più giocose, altre ancora estremamente accurate, quasi scientifiche. Mi affascina questo passaggio dall'astrazione più radicale alla rappresentazione più lineare e precisa. E desideravo che tutti e dodici i pesci esplorassero la bellezza dei caratteri tipografici dei primi decenni del Novecento”.
Entrando nella prima sala il visitatore è accolto da riflessi e colori luminosi delle due creazioni in plexiglass. Nella sala successiva è come immergersi sott'acqua. Tutto diventa più scuro, più silenzioso, più contemplativo. “Ed è proprio in queste acque profonde – spiega Moran – che compaiono i pesci-gioiello: preziosi, luminosi, scintillanti, ma immersi in un luogo di quiete. Per me era importante creare qualcosa di bello e luminoso dentro uno spazio oscuro. È anche un modo per mettere una accanto all'altra la catastrofe e la meraviglia, due realtà opposte che convivono”.
Nelle sale espositive è possibile ammirare inoltre lo splendido armadio della Typotheca, realizzato dalla ditta A. Fouchier e arrivato recentemente in Biblioteca assieme a tutto il suo contenuto. Dalle targhette dei cassettini si può dedurre quanto numerosi fossero le lingue e gli alfabeti in cui stampava la tipografia vaticana.
Libri e gastronomia
Ricettari provenienti dai diversi continenti puntellano la visita. Testi conservati nei fondi della BAV che – passando dall’Europa alla Cina, dal Sud America alla Russia e al Giappone – raccontano i diversi modi in cui è cucinato il pesce. Tra questi anche un antico manoscritto del De re coquinaria di Apicio e un ricettario cinese di età Song, in una rara edizione di fine Quattrocento.
A questi testi si affianca il prezioso contributo alla mostra dello chef Fulvio Pierangelini, che ha scritto sei racconti gastronomici a corredo dell’agenda 2027: testi brevi e raffinati dalle immagini ricche e dalle dotte citazioni letterarie, artistiche e scientifiche.
“Le mie storie nascono naturalmente. Per me la ricetta non è un fatto di ingredienti, quantità e cotture, per me la ricetta è un piccolo racconto. E in questi racconti c'è esattamente tutta la mia storia, tutta la mia vita, tutti i momenti più belli, le persone, la gastronomia, l'etica, il rispetto, il gusto, la morale. Cucinare è un atto sociale, quindi è fondamentale fare delle scelte, anche inconsce, ma non dimenticare mai che noi abbiamo una responsabilità”.
La mostra che don Giacomo Cardinali ha curato insieme a Simona De Crescenzo, Francesca Giannetto e Delio Proverbio, e in generale il ciclo espositivo inaugurato, si avvalgono della collaborazione istituzionale della Fondazione Roma, rappresentata oggi dal presidente Franco Parasassi, e del sostegno di Intesa Sanpaolo, per cui è intervenuto Stefano Lucchini.
L'esposizione sarà visitabile il venerdì e il sabato dal 25 settembre 2026 al 14 maggio 2027.