Intesa Sanpaolo presenta la nuova campagna istituzionale con creatività di MEP e regia di Sergio e Pietro Castellitto

Si può spiegare che cos’è una banca, oppure mostrarlo. Con la sua nuova campagna istituzionale ‘A mano a mano’, partita il 18 ottobre 2026 con pianificazione Wavemaker, Intesa Sanpaolo sceglie la seconda strada. Invece di raccontare che cos’è la banca, fa vedere gli effetti concreti del proprio lavoro accanto ai clienti e al Paese: in una casa, in un’impresa, in una biblioteca, in un museo, in una sala di controllo. Storie diverse, con un punto in comune: la vicinanza di Intesa Sanpaolo.

Stefano Lucchini, chief institutional affairs and external communication officer Intesa Sanpaolo, ha dichiarato: “La campagna vuole sottolineare il modo di fare banca di Intesa Sanpaolo: il sostegno all’economia reale per imprese, giovani e famiglie, la presenza attiva nel sociale, l’impegno nella cultura. Per farlo abbiamo coinvolto grandi nomi orgoglio del nostro Paese che portano il talento italiano nel mondo insieme alle nostre colleghe e colleghi. Il mostrare e non spiegare, il coinvolgere e tenere vicino colleghi, clienti, persone, territori è quanto si vede e questo siamo noi”.

La creatività

L’idea creativa, sviluppata dopo assegnazione diretta, è di MEP - Meta Europe Production di Luca Josi e Allegra Scattaglia. La produzione è stata affidata a Think Cattleya, di cui Monica Riccioni è founder e CEO con Martino Benvenuti, general manager ed executive producer. Un contributo allo sviluppo del progetto l’hanno dato Esclapon & Co., Marco Fanfani e Fabrizio Paschina.

La comunicazione ha utilizzato un impianto multicanale con tv, stampa, radio, digital, affissione e cinema. La storia è costruita come una catena di mani che attraversa l’Italia e i protagonisti sono clienti e persone della Banca. Una giovane coppia nella prima casa, accanto a chi in filiale ha firmato il loro mutuo. Un produttore di vino e un’azienda di arredi per grandi imbarcazioni, clienti della Banca, con chi contribuisce alla realizzazione dei loro progetti. Una studentessa che ha potuto proseguire gli studi grazie al prestito d’onore, insieme a chi gestisce il programma.

Francesco ‘Ciccio’ Graziani con i ragazzi della società sportiva ‘Olmoponte Santa Firmina’ di Arezzo, il progetto di calcio integrato e inclusivo sostenuto dalla Banca. Roberto Bolle, étoile del Teatro alla Scala, ambassador di Intesa Sanpaolo, ritratto nelle sale di Galleria Borghese a Roma per il capitolo dedicato all’arte e alla cultura. Un ingegnere di Terna, il gestore della Rete di Trasmissione Nazionale dell’energia elettrica in alta e altissima tensione con cui Intesa Sanpaolo lavora, accanto a chi in Banca finanzia le grandi opere e le grandi infrastrutture.

Un nonno che investe i risparmi di una vita, per sé e per il nipote, con la consulente che lo affianca nelle scelte di finanza personale e familiare. Ogni protagonista si presenta con poche parole scritte a mano: i clienti raccontano la propria storia, le persone della banca indicano i numeri che quella storia ha reso possibile. Le cifre danno la misura dei progetti di chi li ha realizzati e dei servizi che Intesa Sanpaolo contribuisce a garantire al Paese.

Filo conduttore: complicità

Il filo del racconto è affidato a Sergio e Pietro Castellitto, per la prima volta insieme nella regia oltre che protagonisti del film. La complicità è uno degli elementi centrali della campagna e ne incarna l’idea di fondo: insieme si costruisce qualcosa di concreto. Tra i due c’è un affetto scanzonato, vivace, fatto di gesti, battute e sguardi che chiunque riconosce nella propria famiglia, ed è attraverso questo legame che lo spettatore entra nel racconto.

Con loro emergono i frutti di un lavoro comune che costituiscono l’essenza del nostro Paese: il sostegno incondizionato allo studio e alle nuove generazioni, un’impresa che cresce, una comunità radicata nei territori e che non lascia indietro nessuno, la tutela del patrimonio culturale.

Il film non ha voce narrante: a parlare è solo la musica. ‘A mano a mano’, scritta nel 1978 da Riccardo Cocciante e Marco Luberti e resa celebre dall’interpretazione di Rino Gaetano, è reinterpretata da Mina. Più che accompagnare le immagini, la canzone fa da raccordo tra una storia e l’altra, fino a tornare al punto di partenza: la finanza si vede nella vita quotidiana di ciascuno e Sergio e Pietro ne sono i testimoni.